Il Mobile Gonzaga uno/due/tre, progettato da Luigi Caccia Dominioni per Simon International alla fine degli anni ’80 (1986-1987), rappresenta uno dei vertici della produzione di arredo italiano del secondo Novecento.
Questo imponente mobile contenitore, spesso descritto come “doppio-corpo” o sideboard monumentale, incarna perfettamente la poetica del maestro milanese: un’eleganza sobria che rifiuta l’ostentazione, ma non rinuncia alla presenza scenografica.Con dimensioni generose — circa 226 cm di larghezza, 52 cm di profondità e fino a 250 cm di altezza — il Gonzaga uno/due/tre si configura come un vero e proprio “muro-architettura” domestico. La struttura è realizzata in legno multistrato rivestito da laccature poliuretaniche ad alta lucentezza, generalmente in nero profondo o in accostamenti bicromatici (nero/rosso o nero/bianco) che accentuano il contrasto grafico.
Elementi in metallo cromato definiscono cerniere, maniglie minimali e dettagli funzionali, introducendo un tocco di freddezza industriale che bilancia la calidez del mobile laccato.
Il nome “uno/due/tre” non è casuale: il sistema modulare permette configurazioni variabili, con moduli singoli, doppi o tripli che possono essere accostati o sovrapposti, generando composizioni personalizzate.
Questa flessibilità riflette l’approccio pragmatico ma raffinato di Caccia Dominioni, che ha sempre privilegiato l’armonia tra forma, funzione e contesto abitativo. Le ante a filo, prive di maniglie evidenti o con aperture a gola discreta, conferiscono al pezzo una pulizia formale quasi scultorea: da lontano appare come un grande pannello monolitico, da vicino rivela la precisione artigianale dell’esecuzione Simon.Prodotto dalla storica azienda bolognese Simon International (erede della tradizione Gavina), il Gonzaga si inserisce nel solco della ricerca post-radicale degli anni ’80, quando il design italiano cercava un nuovo equilibrio tra avanguardia e classicismo.
Caccia Dominioni, formatosi negli anni ’30 e autore di icone come le sedute per Azucena o gli edifici milanesi di piazza Sant’Ambrogio, porta in questo mobile la sua inconfondibile firma: proporzioni aristocratiche, rifiuto del superfluo, attenzione maniacale al dettaglio costruttivo.












